Reati sessuali, stupro pedofilia abuso di minori: avvocato penalista

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Avvocato penalista - Roma Milano di Reati sessuali, stupro

Abuso sessuale significa qualsiasi tipo di contatto sessuale senza consenso. Le vittime possono essere donne o uomini di tutte le età. L'abuso sessuale da parte di un partner o di una persona intima può comportare l'uso di parole sproporzionate, il rifiuto dell'uso di metodi contraccettivi, deliberatamente causare dolore fisico al partner durante i rapporti sessuali, infettare intenzionalmente il partner con malattie infettive o infezioni trasmesse sessualmente o l'uso di strutture , giochi o altre cose che causano dolore o umiliazione senza il consenso del partner.


La violenza sessuale è un atto di potere e non sempre vengono utilizzate la forza fisica o le minacce contro la vittima, perché la violenza può essere molto sottile (come nel caso in cui l’autore dell’atto utilizzi la propria età, fisicità o status sociale per spaventare o manipolare la vittima).


Il Codice Penale  sancisce il diritto “di respingere in modo adeguato alle circostanze un'aggressione". Quanto citato nel Codice Penale va inteso in questo senso: la legittima difesa deve essere proporzionale alla reale situazione di pericolo in cui ci si trova, questo per evitare di trovarsi nella situazione di essersi comportati in modo non proporzionale alla reale entità dell’aggressione.


Bisogna sempre dosare il nostro grado di violenza in base a quanto realmente la situazione richiede. Non è il caso di usare lo spray contro una persona che ci ha solo importunato verbalmente.
L’intera normativa in materia di reati sessuali è stata modifica ad opera della l. n. 66/1996 che ha trasferito tali fattispecie dalla categoria dei reati contro la moralità pubblica e il buon costume a quella dei reati contro la persona. Tale passaggio è conseguente ad una maggiore consapevolezza di come la libertà sessuale sia un’espressione della più ampia libertà personale.


Una delle innovazioni rilevanti previste dalla nuova normativa riguarda il concetto di atti sessuali. La disciplina previgente distingueva, infatti, la violenza carnale dagli atti di libidine: la prima consisteva in qualsiasi penetrazione tra organi genitali, ovvero tra un organo genitale e un altro tipo di organo, ricomprendendo anche l’ipotesi del coito anale e di quello orale; la seconda riguardava qualsiasi forma di contatto corporeo, non necessariamente organi genitali o parti nude del corpo, diversa dalla penetrazione che, per le modalità di svolgimento, rappresentava una manifestazione di concupiscenza sessuale.


L’attuale nozione di atti sessuale comprende, invece, sia la congiunzione carnale che gli atti di libidine. La rilevanza penale del comportamento dell’agente deve essere valutata, secondo la giurisprudenza di legittimità, considerando la disponibilità della sfera sessuale della persona che ne è titolare (Cass. pen., n. 66551/1998). La nozione di atto sessuale si compone dunque, non solo di ogni atto di congiunzione carnale, bensì di qualsiasi atto che, risolvendosi in contatto corporeo, ancorché fugace e temporaneo, tra soggetto attivo e passivo, o comunque coinvolgendo la corporeità sessuale di quest’ultimo, sia finalizzato e idoneo a porre in pericolo la sua libertà di autodeterminazione nella sfera sessuale, non avendo rilievo determinate, ai fini del perfezionamento del reato, la finalità dell’agente o l’eventuale soddisfacimento del proprio piacere sessuale (ex plurimis, Cass. pen., n. 35625/2007).


Quali solo gli atti sessuali?
Al fine di definire cosa siano gli atti sessuali al centro del reato di violenza sessuale si è soliti fare riferimento ad un criterio oggettivo e ad uno soggettivo. Secondo il primo, l’atto sessuale è solamente quelle inerente alle parti del corpo che la scienza medica definisce come “zone erogene”, cioè quelle zone capaci di stimolare l’istinto sessuale (organi genitali, cosce, labbra, ecc.).

L’identificazione della natura sessuale dell’atto, pertanto, deve passare per la previa individuazione della zona corporea che l’autore ha cercato di violare con la propria condotta: se la parte del corpo rientra tra quelle erogene, si integra il reato di violenza sessuale. Secondo il criterio soggettivo, invece, si commette violenza sessuale anche quando la parte del corpo oggetto di attenzioni non può essere definita erogena, ma il comportamento del soggetto è comunque inequivocabilmente teso a raggiungere un piacere sessuale .

Secondo questa teoria, quindi, anche un bacio sulla guancia (zona non erogena), se dato all’evidente scopo di godere di una particolare voluttà, può integrare il delitto di cui stiamo parlando. Anche la giurisprudenza oscilla tra le due teorie: secondo la Corte di Cassazione, la nozione di atti sessuali comprende tutti quegli atti indirizzati verso zone erogene della vittima e quindi anche i toccamenti, palpeggiamenti e sfregamenti sulle parti intime, anche sopra i vestiti, suscettibili di eccitare la voluttà dell’autore  Sempre secondo la Suprema Corte, la condotta vietata nel delitto di violenza sessuale ricomprende, oltre ad ogni forma di congiunzione carnale, qualsiasi atto che, anche senza contatto fisico diretto con la vittima, sia finalizzato ed idoneo a porre in pericolo il bene primario della libertà della persona attraverso l’eccitazione o il soddisfacimento dell’istinto sessuale dell’agente.


I reati penali?
I nuovi delitti sessuali sono stati pertanto esplicitamente ricondotti dal legislatore del 1996 alla categoria dei delitti contro la libertà personale, valorizzandone il carattere offensivo della libertà psico-fisica dell´individuo che spesso li contraddistingue. Sul punto parte della dottrina ha osservato come sarebbe stata più corretta una diversa collocazione sistematica di tali fattispecie incriminatrici, ovverosia tra i delitti contro la libertà morale, considerando quale bene interesse giuridico tutelato la lesione della libertà di autodeterminazione del soggetto nella sfera sessuale, non già la libertà in un ottica spaziale.

In verità, pur ritenendo legittima l’obiezione mossa a tal riguardo, è altresi palese come la scelta legislativa sia stata orientata dal preciso obiettivo di valorizzare il ruolo della persona e di attribuire ai reati di matrice sessuale una valenza “privatistica”. É senz´altro da riconoscere per un verso la centralità del fattore fisico, e dunque della lesione della libertà personale di disporre del proprio corpo senza interferenze altrui, giacché sempre e comunque la violenza sessuale (mono- o plurisoggettiva) si caratterizza dal dato ineludibile del corpore corporis, ma, d´altra parte, non si può disconoscere la rilevanza che spesso assume la lesione delle prerogative ´morali´ del soggetto, intese come libertà di ogni persona di autodeterminarsi liberamente in relazione alla scelta di come, quando e con chi relazionarsi sessualmente.

 
 
 
 

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