Appropriazione indebita, studio legale penale, avvocato penalista

Appropriazione indebita avvocato penalista Roma Milano


Appropriazione indebita avvocato penalista Roma Milano

L'appropriazione indebita è quel reato punito dall'art. 646 del codice penale che commette chi, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, si appropria del denaro o di una cosa mobile altrui, della quale abbia, a qualsiasi titolo, il possesso. Prescrizione del reato: quali sono i termini previsti dalla legge prima che un reato possa cadere in prescrizione? Tutte le informazioni sulla prescrizione del reato. Il concetto di prescrizione del reato verte sul fatto che i diritti soggettivi non hanno durata illimitata nel tempo. La prescrizione prevista dal codice civile è, per definizione, l’estinzione del diritto che si verifica quando il titolare omette di esercitarlo per tutto il tempo previsto dalla legge.


Sono molti i diritti, soprattutto di natura patrimoniale che, sforando i termini di legge, vedono il debitore svincolato dal pagare ogni sorta di pena. I diritti di natura patrimoniale sono quelli che prevedono il pagamento di somme di denaro, questi non sono gli unici reati prescrivibili per legge, anche per il cosiddetto “reato penale” esistono termini di prescrizione.


Come si prescrive il reato?  avvocato penalista
Il normale termine di prescrizione per l'appropriazione indebita del reato di appropriazione indebita (ovvero senza tener conto delle interruzioni) è in sei anni.
Infatti, l'articolo 157 del codice penale (v. libro primo titolo VI del codice penale) stabilisce che "la prescrizione estingue il reato decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge e comunque un tempo non meno di sei anni se è un crimine e quattro anni se è un reato. "


La procedibilità per l'appropriazione indebita?
Il reato di appropriazione indebita, come regola generale, è punibile a querela della persona offesa. A tal proposito va ricordato che il diritto di querela va necessariamente esercitato nel termine massimo di tre mesi decorrenti dal giorno della notizia del fatto che costituisce il reato.

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In alcuni casi, tuttavia, è prevista la procedibilità d'ufficio. In particolare, si tratta dalle ipotesi che il fatto è commesso su cose possedute a titolo di deposito necessario, e ricorre taluna delle circostanze indicate nell’art. 61, n. 11, c.p., ovverosia il fatto è commesso con abuso di autorità o di relazioni domestiche o con abuso di relazioni di ufficio, di prestazione d'opera, di coabitazione o di ospitalità.


La giurisprudenza sull'appropriazione indebita?
Riportiamo qui di seguito quanto affermato dalla Cassazione in materia di appropriazione indebita in alcune recenti sentenze:

"L'appropriazione indebita si verifica nel momento in cui il detentore attua la c.d. interversione del possesso che consiste nell'attuare sul bene di proprietà altrui atti di disposizione uti dominus e, quindi, nell'intenzione di convertire il possesso in proprietà". Tuttavia "la semplice ritenzione del bene, quando origini da una lite civile in cui ognuno dei contendenti fa valere le proprie ragioni nei confronti dell'altro, non costituisce, di per sé, un indice sicuro della volontà di intervertire il possesso e cioè un comportamento uti dominus, potendo, al più, essere qualificato come un mero inadempimento come tale solo civilisticamente sanzionabile" (Cass. n. 45298/2017).


"Il denaro può essere oggetto di interversione nel possesso, e conseguente appropriazione indebita solo quando sia consegnato dal legittimo proprietario, ad altri con specifica destinazione di scopo che venga poi violata attraverso l'utilizzo personale da parte dell'agente; solo ove il mandatario violi quindi il vincolo fiduciario che lo lega al mandante e destini le somme a scopi differenti da quelli predeterminati può integrarsi una condotta di appropriazione indebita. Viceversa, ove si sia in presenza della mancata restituzione di somme date o concesse in qualunque forma di prestito, l'inadempimento dell'obbligo non determina l'integrazione della fattispecie delittuosa di cui all'art. 646 c.p." (Cass. n. 24857/2017).


Bene giuridico protetto?
Il diritto di proprietà. Le vera essenza del reato consiste nell'abuso del possessore, il quale, ad un certo punto, dispone della cosa come se ne fosse proprietario (uti dominus).
Elemento soggettivo

Il dolo consiste nella volontà di compiere un atto di disposizione che compete esclusivamente al proprietario. Occorre, altresì, la consapevolezza di avere il possesso della cosa e che la stessa sia di altri. L'uso momentaneo della cosa che non pregiudica i diritti del proprietario, non costituisce reato. La ritenzione della cosa può costituire reato, ma occorre valutare caso per caso (si pensi all'agente che abbia la volontà di restituire la cosa e abbia il convincimento di poterla restituire subito, o ancora, al soggetto che avendo ricevuto una somma di denaro per consegnarla ad un terzo la adoperi per un acquisto personale, ma subito dopo la rimpiazzi ed esegua l'incarico con puntualità).

Non concretizza il reato di appropriazione indebita, nè, eventualmente quello di furto, la violazione dell'obbligo di custodia dei beni da parte dell'obbligato, in assenza della prova di comportamenti dolosamente preordinati a favorirne l'occultamento, l'appropriazione o l'impossessamento da parte di altri soggetti (Sez. 2, Sentenza n. 8764 del 03/03/2005).

Il reato di appropriazione indebita può esistere o quando l'agente attribuisce alla cosa una destinazione incompatibile con il titolo e le ragioni del suo possesso, o se omette intenzionalmente di restituirlo, poiché in entrambi i casi la sua volontà di affermare un dominio sulla cosa si manifesta (Sezione II, sentenza n. 7409 del 09/09/1983).

 
 

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